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«Einig zu sein ist göttlich und gut; woher ist die Sucht den Unter den Menschen, daß nur Einer und Eines nur sei?» «Essere uniti è buono e divino; perché allora la brama tra gli uomini, che uno solo sia e una cosa sola?»
F. HÖLDERLIN, WURZEL ALLES ÜBELS
(«Radice di ogni male», in Tutte le liriche, , 772)
Alcuni ostacoli emotivi e concettuali possono rendere poco creativo e inefficace il lavoro dell'analista. Tra questi impedimenti occupa un posto di rilievo il difficile rapporto tra teorie sul transfert e transfert sulle teorie. Per affrontare i fenomeni transferali, dobbiamo ricorrere a modelli concettuali che ci aiutino ad osservarli e intenderli in modo articolato. Le teorie di cui ci serviamo a questo scopo sono però, a loro volta, oggetto di fenomeni transferali e rischiano di trasformarsi da opzioni ipotetiche e provvisorie in ipostasi irrinunciabili e dogmatiche.
Il problema che affronteremo, dunque, è quello delle valenze affettive investite sulle concezioni teoriche, o meglio sulla «dottrina psicoanalitica» (Semi, 1988) — valenze che, com'è noto, possono complicare enormemente tanto la vita istituzionale e le discussioni teoriche, quanto i processi d'interazione interpersonale e di riflessione clinica.
Le teorie psicoanalitiche sono caratterizzate da un doppio valore, concettuale ed emotivo, e da un doppio statuto, teorico e tecnico. Da una parte, sono strumenti di conoscenza e rendono possibile l'interpretazione della realtà psichica. Dall'altra,