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Il transfert narcisistico (Freud, 1914) è una modalità difensiva di relazione nei confronti dell'oggetto che si presenta simile e uniforme da un individuo all'altro. Coloro che adottano prevalentemente questa difesa, quando sono nel rapporto terapeutico, ci appaiono quasi identici tra loro: sembra che abbiano subìto una perdita o, meglio, un mancato sviluppo della loro individualità. In maniera differente, invece, percepiamo coloro che sono contraddistinti, nella relazione terapeutica, dalla variabilità e dal carattere fluido, mutevole e profondamente individuale del loro transfert nevrotico. L'uniformità narcisistica potrebbe essere dovuta alle conseguenze di una esteriorizzazione di strutture psichiche, di parti del Sé (Modell, 1992), ma ritengo sarebbe preferibile considerarla come l'effetto di una mancata interiorizzazione, con la conseguenza che il soggetto permane in una fase psicologica in cui non ha ancora la possibilità di distinguere e discriminare l'oggetto dall'ambiente.
La personalità narcisistica stabilisce un legame che è uno stato di «non-rapporto», come difesa per evitare di entrare in una relazione diretta e per non farsi coinvolgere nella comunicazione degli affetti. Il ritiro e la rottura dei legami con il mondo reale non si accompagnano, ovviamente, ad una maggiore solidità del Sé, ma al contrario determinano una diminuzione delle capacità di sintesi e di unificazione dell'Io, insieme ad una maggiore debolezza delle barriere tra dentro e fuori, che evidenziano tutta la fragilità dei sostegni narcisistici e la conseguente perdita della soggettività. Per Modell (1994, 116) tutte le difese, anche le intrapsichiche, considerate resistenze nel processo terapeutico, rappresentano sempre, in realtà, una protezione da «un processo interpersonale e diretta contro la relazione oggettuale».