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«Nell'idea del sosia… possono essere incorporate ogni sorta di possibilità non realizzate,… tutte le aspirazioni dell'lo che… non hanno potuto realizzarsi, oltre a tutte le decisioni della volontà che sono state represse… Il carattere perturbante del sosia può trarre origine soltanto dal fatto che il sosia stesso è una formazione appartenente a tempi psichici remoti».
Scelgo di raccontare un sogno in cui il «tema del doppio», sviluppato secondo varie configurazioni (sdoppiamento, suddivisione, permuta), mi sembra soprattutto collegato alla conflittualità esistente fra la mente e il corpo.
Clara: Il sogno si divide in due parti.
Nella prima ci sono io sulla neve, forse ero uscita da una baita. Tutto è coperto di neve. È come se fossi su un precipizio, in una zona molto difficile da attraversare. Mi tengo molto bassa per non scivolare come chi è in precario equilibrio. Mi metto a terra forse per non cadere e vedo una mano che sporge dalla neve. Scavo e trovo un ragazzino ancora vivo, è mio fratello. Ci ritroviamo a casa, lui si riprende.
Nella scena successiva io e mio fratello siamo bambini piccoli, ci sono i nostri genitori che ci mettono davanti ad un televisore. Nella stanza c'è una finestra, un albero di Natale e la televisione. L'albero non ha i soliti omamenti, al loro posto ci sono dei pupazzetti, degli esseri fantastici, una via di mezzo tra insetti e farfalle, come dei folletti. Ad un certo punto non sono più piccola e seduta accanto a mio fratello. Guardo la scena ed ho la mia età attuale. Vedo i miei genitori che ascoltano
molto attentamente uno dei folletti che sta parlando. Questo folletto parlante ne ha un altro accanto che somiglia di più ad un insetto. Mentre parla ai miei genitori con il becco colpisce la testa dell'altro e gli succhia il cervello. Questo poverino prima di morire depone delle uova che cadono sul pavimento, poi si affloscia come se fosse senza ossa, come un pupazzo di pezza e scivola giù dall'albero di Natale