You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Continuare a pensare la psicosi per un analista oggi, non è situarsi tanto in riferimento alla nevrosi — in un rapporto di analogia o di opposizione — quanto nel riconoscimento di un modo di essere a sé e al mondo differente, e nell'ascolto del paziente, della sua originalità e del suo dolore, nell'accettare di fare l'esperienza dell'estraneo tanto in se stessi che nell' altro?» (dalle note introduttive alla rivista).
Psychanalyse et psychose è una rivista che qui presentiamo con l'intento di far conoscere l'attività di riflessione teorica ed il lavoro clinico con le psicosi che da molti anni il Centre de Psychanalyse et psychothérapie Éveline et Jean Kestemberg svolge a Parigi. Il centro, attualmente diretto da Alain Gibeault, rappresenta un luogo di cura e di trattamento dei pazienti gravi che ha pochi pari altrove. A partire dal 2001 è stato pubblicato un numero monografico annuale: intendiamo recensire in questa prima parte alcuni articoli che ci appaiono come i più significativi dei primi quattro numeri, dal 2001 al 2004, e successivamente presenteremo gli altri quattro. Rinviamo il lettore al sito della Rivista PSAinrete, nella sezione Riviste straniere: ulteriori materiali, per avere maggiori informazioni ed una più ampia recensione degli articoli qui brevemente esposti.
Nel primo numero, Violence et destructivité, Liliane Abensour, in un saggio significativamente intitolato «Le psychanalyste dans la cité», traccia una ricostruzione della storia del Centro, che venne concepito come risposta «all'esclusione dei pazienti psicotici, alla loro violenza ed alla paura che questa necessariamente genera» (21), e rivolto alla comprensione, più che di una patologia, di un modo d'essere solitamente escluso dalla pratica analitica. Questa storia eredita un lungo percorso di confronto e di scambio: in Francia infatti la psicoanalisi si è congiunta ad una psichiatria sovente «illuminata», ed interessata sin dagli albori del secolo scorso al paziente come «soggetto» oltre ch