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Se ne è andato, in silenzio, discreto, come discretamente aveva sempre vissuto, alle soglie degli ottantadue anni, un sabato sera dei primi di agosto. Così è venuto a mancare il collega Giorgio Zanocco, il Socio anziano del gruppo degli psicoanalisti modenesi. Per tutti noi era un punto di riferimento per il rigore scientifico e l'amore per la psicoanalisi. Aveva diretto la Cattedra di Psichiatria dell'Università di Modena, che aveva lasciato poco dopo aver ricevuto l'incarico.
Ricordo ancora l'affettuoso commento di Carloni che, a questo proposito, aveva detto: «Zanocco ha scelto di fare soltanto lo psicoanalista!». Le sue numerose pubblicazioni scientifiche spaziano da quelle relative a tematiche neurologiche e psichiatriche a quelle più squisitamente psicoanalitiche, contrassegnate da uno specifico interesse rivolto ad argomenti concernenti la struttura profonda dell'Io e, più recentemente, l'empatia sensoriale che originava dal pensiero di Eugenio Gaddini.
A proposito dell'empatia sensoriale, mia moglie Alessandra De Marchi ed io eravamo entrati in collaborazione con lui, presentando una prima relazione al Congresso di Lingue Romanze di Parigi nel 1995, dove in due giorni di Seminario avevamo presentato il pensiero di Gaddini ai colleghi francesi che non ne erano ancora a conoscenza; le nostre esperienze con lui si conclusero con una pubblicazione apparsa sull'International Journal nel 2006: se fosse vissuto ancora, Zanocco avrebbe arricchito le nostre menti con ulteriori argomentazioni e riflessioni profonde.
Che dire di Zanocco come essere umano? Era un padre affettuoso per i suoi figli che l'hanno ricordato con tenerezza alla cerimonia funebre avvenuta a Verona, sua città natale. Era uno sportivo, amava lo sci e la vela: ci parlava sempre del suo «canotto a vela» con il quale si cimentava sul lago di Garda; amava anche la pittura e aveva quel che si suol dire «una buona mano» per schizzare personaggi descritti con fine umorismo.
Era sempre stato presente ai semin