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Sempre più, nel corso degli anni della mia direzione della Rivista di Psicoanalisi, ha preso corpo per me la speciale responsabilità che grava sul suo direttore. Ad essa mi avevano preparato i numerosi anni di lavoro alla Rivista che avevano preceduto tale impegno, ma l'interlocuzione con gli Autori, le tensioni (acute talvolta) di cui un direttore viene fatto oggetto, la storia e la prospettiva in cui vede collocato il suo lavoro, hanno definito e chiarito sempre più dentro di me ciò che la caratterizza. Quella che pubblichiamo è infatti la psicoanalisi che resta.
Non tutta quella che resta, evidentemente, ma una parte significativa.
Come non pensarlo avendo sotto gli occhi le trentatremila pagine della Rivista pubblicate dalla sua fondazione, ora raccolte nella nuova versione del cdrom, aggiornata al 2007, ed essendo in stampa il terzo numero di The Italian Psychoanalytic Annual. Questo patrimonio che tutti abbiamo a immediata disposizione s'inserisce ora in un orizzonte più vasto ed è anche aperto ad un facile accesso da parte della comunità psicoanalitica internazionale: il nostro Annual è stato inserito nel PEP (Psychoanalytic Electronic Publishing) e, dal 2010, potrà esserlo l'intera collezione della Rivista.
Perchà sottolineo questi aspetti? Non solo per condividerne la soddisfazione, ma per richiamare l'attenzione e l'impegno di tutti a sostenere la Rivista e, soprattutto, a pubblicare su di essa.
In questi ultimi quattro anni, duecento sono stati gli Autori che, a vario titolo, vi hanno scritto: una buona percentuale; un quarto dei Soci della Società Psicoanalitica Italiana. Uno spazio ben individuato e privilegiato hanno ora nella Rivista i lavori inediti, gli Articoli, autonomamente pensati ed inviati dagli