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Di ciò che chiamiamo la nostra psiche (o vita psichica) ci sono note due cose: innanzitutto l'organo fisico e il suo scenario, il cervello (o sistema nervoso) e, in secondo luoò, i nostri atti di coscienza che sono dati immediatamente. […] Tutto ciò che sta in mezzo fra queste due cose ci è sconosciuto, e non è data una relazione diretta fra i due estremi del nostro sapere.
Quel territorio di mezzo è oggi meno ampio e sconosciuto, grazie agli strumenti che abbiamo a disposizione per esplorarlo da ambedue gli estremi. Per quanto riguarda i nostri, poiché à di questi che possiamo parlare, io credo che siano tuttora buoni strumenti e che non vadano accantonati. Ma il limite fin dove il loro potere ci assiste è continuamente travalicato dal confronto con i fenomeni drammatici e incomprensibili con i quali ci cimentano i nostri pazienti di oggi e il nostro tempo.
Tra i due estremi di quel territorio, tra il mistero che è svelato e il mistero che resiste, si colloca la sfida per il futuro della psicoanalisi. Per semplicità chiamerò questa sfida, la sfida della rappresentabilità e i due poli tra i quali essa si svolge, l'al di qua e l'al di là della rimozione. Il mio discorso si svilupperà tra questi due poli.