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Nella storia delle idee psicoanalitiche la nozione di transfert ha preceduto quella di controtransfert. Quest'ultimo è stato menzionato ufficialmente per la prima volta in Prospettive future della terapia psicoanalitica (Freud, 1910a, 200) ma la sua comparsa effettiva risale al «Caso Dora».1 Quello che li ha accomunati sin dall'inizio è stato che entrambi sono state intesi dapprima come ostacoli e poi come strumenti indispensabili alla cura.
Rispetto al controtransfert, Freud ne ha sottolineato soprattutto la dimensione di ostacolo, tanto da ritenere che l' analista non potesse andare oltre i limiti delle sue resistenze interne (Freud, 1910a, 201), per cui suggeriva che si sottoponesse ad un'analisi personale anche se, a più riprese, ha affermato che «ciascuno possiede nel proprio inconscio uno strumento per interpretare le espressioni dell'inconscio altrui» (Freud, 1913, 238; 1915, 78). Forse possiamo pensare che questo sia il fondamento dell'empatia!
In realtà, il suo atteggiamento è stato piuttosto ambivalente2 in quanto temeva che sottolineare l'aspetto interpretativo e, quindi, soggettivistico della pratica analitica a discapito di quello più semplicemente esplicativo, potesse alimentare l'accusa di ciarlataneria nei confronti della psicoanalisi (Freud, 1926, 386).