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La Storia in questione è qui quella del paziente come «caso», non diario clinico, vignetta o esempio perspicuo, ma proprio storia di un'analisi. Il mio scopo è di riflettere sulla trasformazione da parole a parole: dalle parole del paziente che si narra, allo scritto del racconto nel quale il paziente viene narrato attraverso le forme, gli affetti e le emozioni del transfert e del controtransfert. In questa opera sono facili l'inizio e la fine, difficilissimo, e per molte e complesse ragioni, il percorso che li congiunge.
Il primo atto verso la scrittura del caso è la trascrizione delle sedute. Divenute scritti, costrette a prendere forma nella scrittura, queste trascrizioni divengono immediatamente, nella loro nuova condizione di testo, documenti, e di conseguenza vincoli assoluti. Nulla può essere stato altrimenti e nulla ormai può essere tolto o modificato.
Inoltre, una trascrizione accurata è già una forma di racconto, o facilmente lo può diventare. Divenuto lettore del suo testo, l'analista ne resta inevitabilmente imprigionato. E come accade per ogni testo letterario, per ogni personaggio, eroe, protagonista, avviene ciò che così incisivamente descrive John Banville (2008): «A dispetto di ogni avvertenza, i lettori insistono a credere alla realtà dei personaggi dei romanzi. Don Chisciotte, Emma Bovary, Leopold Bloom possono sembrarci più vividamente reali delle persone vere in mezzo alle quali trascorriamo la nostra esistenza. Il patto che il lettore stipula con il testo narrativo è misterioso ed affascinante. Per quanto duramente lo scrittore