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Sentiamo in un mondo; pensiamo, nominiamo in un altro mondo; tra questi due mondi possiamo fissare un nesso, ma non colmare l'intervallo.
Nella metapsicologia freudiana il concetto di rimozione originaria è senza dubbio tra i più complessi e oscuri e non ha trovato, nel successivo pensiero psicoanalitico, quello spazio e quello sviluppo che ci si sarebbe aspettato. Probabilmente una prima difficoltà riguarda il poter immaginare questo elemento in quello psichico originario in cui Freud l'aveva collocato, cioè nel «misterioso salto» tra il corpo e lo psichico, e quindi in una prospettiva nebulosa e difficilmente indagabile. Mentre ben altra fortuna e diffusione, anche nel linguaggio comune, ha avuto il concetto di rimozione (rimozione secondaria o post-rimozione), secondo l'accezione di difesa adattiva e matura, percepita però concettualmente distante dalla rimozione originaria. Eppure Freud, quando scrive della rimozione, mette sempre in relazione un primo tempo della stessa (la rimozione originaria) con la rimozione propriamente detta, o «seconda fase» della rimozione.
Probabilmente a far prevalere l'impronta difensiva e secondaria dell'atto di rimozione è stata anche l'intercambiabilità con cui Freud, nei suoi primi lavori, ha usato il termine di rimozione (Verdrängung) come sostitutivo di difesa (Abwehr). Questa tendenza si è poi consolidata nella psicoanalisi post-freudiana con la Psicologia dell'Io che, rivolgendo maggior attenzione all'Io come struttura