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L'annata 2007 della Revue Française de Psychanalyse appare ad un primo sguardo assai composita, prevedendo nei suoi diversi volumi argomenti molto differenziati tra loro, indice questo, forse, della estrema complessità e frammentazione dello stato della nostra disciplina, cui neppure la tradizionale compattezza teorica e metodologica della scuola francese può evidentemente sottrarsi. Se infatti il primo volume, La naissance psychique, riguarda una tematica tradizionalmente presente nel discorso psicoanalitico d'oltralpe, riproponendo il tema affascinante degli esordi delle vita psichica e della possibilità di una descrizione dei momenti inaugurali della costituzione del soggetto, il secondo volume, Neurosciences et psychanalyse, tocca un discorso su metodologie di ricerca controverse ma ricche di prospettive che viceversa sono già da qualche tempo presenti nella nostra discussione. In fondo, seppure da punti di vista apparentemente diversi, si tratta sempre di interrogare il sapere psicoanalitico sull'origine della vita psichica e sulla correlazione tra corpo biologico ed attività psichica, possibilmente senza pregiudizi e aprendo ulteriori prospettive di ricerca. Ed è soprattutto di questi argomenti che ci occuperemo qui, trascurando gli altri volumi, dedicati a La neutralité, il terzo, Onnipotence et limites, il quarto, in parte versione francese di una raccolta di saggi già comparsa in italiano come secondo volume del 2006 della nostra Psiche, ed infine La cure de parole, atti del Congresso degli psicoanalisti di lingua francese del maggio 2007.
L'interesse per le psicosi, gli stati-limite, le patologie narcisistiche e depressive, la clinica psicosomatica costringono sempre più gli psicoanalisti ad interrogarsi sulle condizioni dell'emersione della vita psichica e sul ruolo dell'oggetto, del corpo e della sensorialità nella costituzione dello psichismo. Ma si tratta ancora di definire le tappe dello sviluppo dell'Io, come per la psicoanalisi tradizionale, o piutto