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Apartire dal 1929, Freud «conservava sulla sua scrivania una sorta di diario, informale, con grandi fogli di carta bianca, su cui annotava in modo laconico gli eventi del giorno che gli sembravano importanti», come ci segnala il figlio Martin, e che portò con sé quando lasciò Vienna per l'esilio londinese. Questo diario «laconico» o «abbreviato», come è stato definito da altri, da Freud è intitolato in apertura Kürzeste Chronik, «cronaca la più breve» o «cronaca minima», come abbiamo voluto tradurlo qui, proponendone in questo fascicolo della Rivista la parte relativa al 1938, e nel prossimo quella del 1939:1 la cronaca degù ultimi due anni di vita di Sigmund Freud, per ricordarne la morte avvenuta il 23 settembre 1939, nel settantesimo anniversario.
Il diario dunque esordisce appena valicati quei cinque anni di vita che nel 1923 erano stati prognosticati a Freud dopo la scoperta del cancro alla mascella: ed è perciò, osserva Michael Molnar che ne ha sapientemente curato, annotato e introdotto l'edizione, una sorta di «diario postumo». Ma di certo non era il promo. Dopo la Geheime Chronik, la cronaca segreta scritta a quadro mani con Martha Bernays durante il loro fidanzamento, vi erano almeno stati il «foglio che conteneva brevi appunti giornalieri concementi perlopiù i miei affari» cui Freud accenna trattando dei lapsus di scrittura nella Psicopatologia della vita quotidiana (OSF, 4, 155), e il Prochaskas Familien-Kalender, un'agenda di larga diffusione, in cui nel 1916 Freud annotava episodicamente eventi familiari o affari correnti.2
«Uno strano miscuglio» in cui «non si fa distinzione fra banale e memorabile», ma che non è una lista che semplicemente va ad affiancarsi a quelle che pure Freud compilava costantemente: lista della corrispondenza e del suo disbrigo, lista dei pazienti e degli onorari ricevuti, lista dei visitatori, lista delle traduzioni e dei lavori etc. Bensì è una sorta di «lista delle liste», come scrive Molnar, che transita da una registrazione