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Durante l'estate del 1937, Freud aveva scritto la seconda parte del suo studio su Mosè. Fin dall'inizio del 1938, ne cominciò una terza parte, preliminarmente indicando in una prefazione che questa sezione non avrebbe potuto essere pubblicata, per paura di risvegliare l'ostilità della Chiesa cattolica. La Chiesa appariva ormai come l'unica difesa dell'Austria contro la «barbarie quasi preistorica» (Freud, 1934-1938, 379) dei nazisti. Tre mesi dopo, Freud scrisse una nuova prefazione a questo saggio. Ma questa seconda prefazione fu scritta «nella bella, libera, magnanima Inghilterra» (Freud, 1934-1938, 381). Tra queste due prefazioni, la prima scritta nel marzo e la seconda nel giugno 1938, si era svolto il periodo più drammatico e pericoloso della sua vita.
Fino a questo anno, la maggior parte delle annotazioni della cronaca erano casuali. Ora gli eventi drammatici momentaneamente orchestrano il materiale, a partire dal discorso di Schuschnigg, il 24 febbraio, prima indicazione della crisi politica. Nel marzo intervenne l'invasione tedesca e l'annessione che segnava la fine dell'Austria — Finis Austriae. Da quel momento e fino a giugno, tutto è focalizzato sull'urgente necessità di fuggire: le manovre diplomatiche intraprese per proteggere i Freud dai nazisti e permettere loro di emigrare; la lotta della famiglia per ottenere i diversi documenti indispensabili (passaporti e documentazione fiscale); la partenza dei loro familiari; le perquisizioni delle S.A. e delle S.S.; e la cosa più terrificante di tutte: il breve arresto di Anna da parte della Gestapo. Subito dopo l'Anschluss, i caffè, gli artigiani e i commercianti viennesi cominciarono a proclamarsi «puramente ariani»; gli ebrei erano attaccati con brutalità per strada, ed i nazisti cominciarono gli arresti in massa.
Per quasi tre mesi, i Freud furono bloccati dalla burocrazia in una Vienna ostile. Martin, minacciato di arresto, dovette abbandonare precipitosamente il paese, lasciando Anna a compiere le ultime fo