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Per lo stretto necessario bastano anche i luoghi d'esilio, per il superfluo non bastano nemmeno i regni.
Uno studio condotto sulle psicosi mi ha portato ad approfondire il pensiero relativo ad esse ripartendo da quello freudiano. In questo momento storico la psicoanalisi è sollecitata e stimolata da spunti teorici provenienti da vari ambiti scientifici e culturali, e questa sollecitazione non può essere bandita, ignorata o semplicemente abbracciata, ma richiede una riflessione. Questa, mentre si interroga sui destini della psicoanalisi, è costretta a interrogarsi anche sul fenomeno sociale che gli psicoanalisti stanno osservando, a partire dalla clinica, e su come possono interpretarlo e tradurlo in termini di cura senza perdere elementi specifici della loro identità. Tuttavia ciò che rimanda all' «identità» e all' «essere», sia dell'analista, sia del paziente in analisi, si articola dal mio punto di vista intorno all'idea di continuo e discontinuo.
La filogenesi e le teorie evoluzionistiche costituiscono un modello per questa idea, e testimoniano quanto l'uomo nella sua storia abbia cercato di costruire ponti e legami di significato anche dove la testimonianza storica era mancante.1