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Profondo è il pozzo del passato. Non dovremmo dirlo insondabile. Noi crediamo di agire, crediamo di pensare, ma è un altro, sono altri ad agire e a pensare in noi.
Con il presente contributo intendiamo proporre una riflessione su alcuni aspetti del controtransfert che consideriamo peculiari della prospettiva umbratile e cristallizzata del transgenerazionale. L'analista al lavoro, che prova ad aprirsi alla dimensione del transgenerazionale, deve calare la sua mente nella ricostruzione di una costellazione familiare segnata da tracce ignote, misteriose e profondamente sedimentate nell'avvicendarsi delle generazioni. Riteniamo che l'esperienza controtransferale possa essere utilizzata come sonda per riconoscere, svelare e sciogliere quei sassosi depositi intergenerazionali che, a volte, costituiscono ammassi traumatici, silenti e gelidi, che affollano e parassitano la mente dell'Altro, mentre, altre volte, permettono il recupero da parte del soggetto della funzione parentale e gruppale strutturante il Sé, che si dilata e si sviluppa in un lavoro di differenziazione e di appartenenza.