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Nella primavera 1939 fu infine pubblicato L'uomo Mosè e la religione monoteistica. «Davvero una degna uscita», fece osservare Freud.a Era certo che si trattasse del suo ultimo libro. Il suo cancro era ormai inoperabile e, a dispetto del trattamento con radio e con raggi X, sapeva di essere incurabile. Soffriva costantemente, e fu a poco a poco costretto ad abbandonare il lavoro, che era stato la sua vita. L'attenzione e le cure di Anna gli erano intanto diventate indispensabili. Durante l'ultimo decennio, Anna emerge incomparabilmente come la persona più importante nella vita di Freud: nella cronaca sono registrate tutte le sue numerose partenze ed arrivi, le sue malattie ed il suo lavoro. Nel 1939, tuttavia, il suo nome è menzionato solo una volta (quando partì per trascorrere una breve vacanza ad Amsterdam), per il resto del tempo era costantemente al suo fianco.
La cura del padre durante i precedenti sedici anni non aveva distolto Anna dalla sua carriera di psicoanalista. Incrementò la sua pratica psicoanalitica, tenne conferenze e seminari, fu una pioniera dell'analisi infantile, aprì un asilo infantile, scrisse articoli e libri, organizzò e partecipò ai congressi dell'Associazione psicoanalitica internazionale. Freud era incantato dalla sua «voglia di lavorare» e dalla «sua libera produttività».b Dopo la loro emigrazione, dovette ripartire da zero in Inghilterra. Senza lasciarsi scoraggiare, si lanciò in una rinnovata attività, riprendendo la sua attività professionale, scrivendo e tenendo conferenze, in generale «energicamente sperimentando quante vite si possano vivere nello stesso tempo».c
Era stato essenzialmente per Anna che Freud aveva finito per acconsentire a lasciare Vienna. La malattia e l'età significavano ch'egli era costretto a restare in disparte, accontentandosi di osservare a distanza la «terra promessa» in cui Anna stava ora entrando. Visitatori ancora ne arrivavano di tanto in tanto, ma erano molto meno numerosi che nel 1938. Nel marzo 1939, la