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L'espressione organizzazione mentale di base, indicata talvolta con l'acronimo OMB, fu coniata da Eugenio Gaddini negli ultimi anni della sua produzione scientifica, anche se esprime un concetto che, di fatto, si era andato maturando per tutto l'arco del suo lavoro. Non vi sono, dopo di lui, ulteriori sviluppi di questo concetto, almeno connotato con la stessa espressione. Ciò rende inusuale una nota storico-critica, poiché la sua elaborazione deve restringere il campo al pensiero di un solo autore. La difficoltà dell'impresa, poi, è accresciuta dal fatto che essa è stata già compiuta in maniera esauriente, molti anni fa in un saggio che rappresenta a tutt'oggi un punto di riferimento tale, che si potrebbe semplicemente farne qui una sintesi, senza dover aggiungere altro (Mascagni, 1994).
Tuttavia, credo che possa essere utile esplorare il valore euristico che il concetto gaddiniano possiede anche nel quadro della teoria psicoanalitica più in generale e delle ragioni che eventualmente lo rendono tuttora necessario o, secondo il mio parere, comunque opportuno. Questa esplorazione può contribuire, inoltre, a rivedere il rapporto tra il contributo di D.W. Winnicott e quello di Gaddini, il quale ultimo, piuttosto superficialmente, è stato molte volte considerato, in passato anche da chi scrive,1 un continuatore — magari originale, ma comunque un continuatore — dello psicoanalista britannico. La mia opinione, come cercherò di mostrare in questa nota, è, invece, che tale rapporto, al di là delle