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Come ogni libro, Una stagione all'inferno di Sandro Panizza — psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana — si può leggere in tanti modi. Uno dei motivi del suo interesse è che il racconto di Panizza avvicina il lettore, anche non particolarmente provvisto di competenze specifiche, a una realtà censurata e di cui si parla poco, pur essendo soltanto in apparenza marginale.
Il titolo, molto appropriato, è mutuato dall'opera omonima di Rimbaud, Une saison en enfer. Tuttavia l'inferno di cui racconta non è quello della quotidianità ordinaria, né quello di un momento critico dell'esistenza o della storia personale propria o di qualcuno, ma fa riferimento all'esperienza pratica, personale e interiore, delle «Malebolge» che la società, la legge e la medicina hanno riservato al malato di mente che delinque e al personale medico e non medico che lavora in queste istituzioni.
L'inferno è l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario, il famigerato OPG. A esso dovrebbe corrispondere una particolare super-specializzazione e funzione clinico-terapeutica entro la specializzazione istituzionale e tecnica della psichiatria. Tuttavia, sarebbe inutile cercare nel libro di Panizza qualche indicazione tecnica circa la patologia penitenziaria, né alcuna analisi storica o scientifica dell'istituzione OPG. Di queste opere ve ne sono parecchie, in Italia e all'estero. Né il libro