You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Qualcosa non si può rappresentare e rischia di mettere a morte uno spazio dell'anima.
Sappiamo che le esperienze precoci, in particolare quelle anteriori all'ac-quisizione del linguaggio, sembrano entrare a far parte del vasto continente dell'irrappresentabile, in quanto non sono associabili ad un sistema di rappresentazioni di parola sufficientemente stabilizzato, che permetta di fissare i ricordi come tali. Tuttavia le recenti ricerche sulla memoria suggeriscono che l'amnesia infantile sia un problema di ricordo, non di registrazione (Le Doux, 1996), è l'assenza di memoria dichiarativa che persiste all'incirca fino all'età di due anni e mezzo. «Ma-come riassume efficacemente Modell (1999, 160) - le ricerche sull'infanzia dimostrano che i bambini ricordano le interazioni affettive con chi si è preso cura di loro. Questi ricordi, tuttavia, rimangono impliciti; sono ciö che Bollas definisce il “conosciuto non pensato” (Bollas, 1987)». D'altra parte vi è un generale accordo, in psicoanalisi, nel ritenere che i primi anni di vita fondino l'organizzazione della personalità e del carattere di un individuo. Per tale motivo si è sviluppato un ampio filone di ricerca a partire dall' assunto freudiano, presente in Costruzioni nell'analisi (1937), secondo cui possiamo scoprire o, più esattamente, costruire anche quanto è avvenuto in epoca preverbale, a partire dalle tracce rimaste nell'inconscio e destinate a riprodursi, per la spinta della coazione a ripetere, o sotto forma di allucinazioni o di disturbi somatici o di azioni reiterate. Questo filone di ricerca, affinando gli strumenti dell'osservazione