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Nel mio studio conservo, tra gli altri, due oggetti, entrambi regali di pazienti che hanno concluso l'analisi. Il primo è un vaso disegnato da Alvaar Aalto, dai contorni irregolari. Il grande architetto aveva dichiarato che quella forma evocava in lui il ricordo dei contorni dei laghi finlandesi, dove era nato. La paziente che me lo ha regalato è, anche lei, architetto. L'altro è un piccolo vassoio, una sorta di vuota tasche, dai colori delicati, proviene dal bazar di Istanbul. Mi è stato regalato anche questo alla fine dell'analisi; la paziente lo aveva avuto a sua volta in dono dalla madre.
L'origine di entrambi i regali ha una forte valenza transferale e simbolica, come proverò ad evidenziare nel corso del lavoro.
Questi oggetti, che fanno ormai parte dell'arredo dello studio, sono lì a rappresentare il viaggio, la «traversata»,1 che mi ha vista a fianco delle pazienti, nel corso delle loro analisi, ma ne rappresentano altresì il segno conclusivo, il momento dello scioglimento, l'esperienza del distacco, della separazione.
Del vasto tema della conclusione dell'analisi2 vorrei enucleare uno snodo, un punto di vista, sollecitato dall'esperienza clinica, che mi ha portato a riflettere sul legame tra il lavoro della conclusione e quello dell'elaborazione del lutto,