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Chi ha visto recentemente, a Milano o a Roma, la retrospettiva di Edward Hopper, può più facilmente immaginare la fonte di ispirazione immediata per il titolo di questa nuova sezione della Rivista di Psicoanalisi. «Tutto quello che ho sempre voluto fare è dipingere la luce del sole sul lato di una casa», dichiarò il pittore in una delle rare occasioni in cui accettò di esprimersi sulla sua poetica. Luce su un muro, esterno ma anche interno: è per questo che le finestre sono protagoniste indiscutibili dei suoi dipinti. Finestre da cui entra una luce che interroga, da cui irrompe un vento perturbante o salvifico, da cui si scorge un paesaggio desolato, che fanno intravedere un interno di vita o che, nella notte, illuminano a giorno una via deserta.
Finestre, o windows, ne apriamo - e chiudiamo - del resto ogni giorno, virtuali e non. E di finestre abbondano non solo le nostre metafore, ma anche i titoli di libri, racconti, canzoni (Leonard Cohen, ad esempio), saggi etc. E molti quadri di molti altri pittori: si ricordi innanzitutto La condizione umana di René Magritte. Nel nostro ambito, come non pensare al pregevole libro omonimo di J.B. Pontalis di alcuni anni or sono? Eppure, nonostante la sua pervasività - o forse proprio per essa -, quello che era solo un titolo «di lavoro» si è imposto finendo col diventare l'organizzatore dell'idea da perseguire per questi contributi. Brevi o brevissimi, che raccolgano piccoli spiragli, o qualche più ampio squarcio, cui dare una forma perché si depositino come tracce, per altri e per altro, verso mete impreviste. Dunque finestre socchiuse su un libro, un articolo, un passo, una esposizione, un convegno, un quadro, una notizia, un'osservazione o un'idea anche minuscole etc., nel presente o nel passato. Ma altresì finestre che siano un transito dalla carta al web della Rivista» inrete e viceversa, per una osmosi da costruire insieme. O più semplicemente, finestre cui affacciarsi di tanto in tanto, così come facciamo talvolta fra u