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Il tema delle differenze di genere nella relazione analitica ha spesso trovato un limite alla pensabilità in due modalità estreme: quella dell' effrazione dei confini del setting nella coppia analista-uomo/paziente-donna e quella di una spinta regressiva verso dinamiche fusionali e stati di indifferenziazione nella coppia analista-donna/paziente-donna. Tali estremi ripropongono la questione della rigidità dei generi sessuali e, al loro opposto, delle ambiguità di genere come prerogative dell' analista e, in campo artistico, dell'artista, essendo entrambi chiamati a sconfinare verso dimensioni di indifferenziazione, l'uno, nel tentativo di decifrare l'angoscia traumatica che si rinnova nell' incontro con un altro essere umano, l'altro, spinto dall'urgenza di dare forma rappresentativa al suo mondo interno.
La cronaca ci ha familiarizzato con le storie di giovani donne in coma irreversibile, tenute in una condizione di non vita-non morte dalla moderna medicina. Il grande impatto emotivo di tali vicende, oltre all'uso manipolatorio che spesso ne fanno i media, è riconducibile all' esemplarità di tali eventi, ma anche al fatto che storie simili affondano le loro radici nel primordiale dell' immaginario collettivo. Si puô risalire addirittura al mondo incantato delle fiabe che abbiamo amato fin dall'infanzia, come Biancaneve e La bella addormentata nel bosco, che narrano di fanciulle in stato di morte apparente, risvegliate dall' amore di un giovane principe.