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Ho letto questo libra a più voci quasi contemporaneamente ai primi due numeri del 2009 della Rivista di Psicoanalisi, e così mi è capitato di fare dentro di me un raffronto tra i lavori sull'inconscio e la rimozione che sono nella prima parte della Rivista, con le rubriche di «A proposito di…» (S. Calamandrei e G. Mattana) e con il volume di cui mi accingo a scrivere. Questa esperienza mi ha suscitato una riflessione sugli orientamenti diversi che abbiamo noi psicoanalisti, sul come si indirizzino i nostri interessi teorici ed infine su come il pensiero psicoanalitico riesca anche ad evolvere attraverso le generazioni, nonostante due grandi difficoltà: quella epistemologica, che ha sempre connotate la nostra esperienza nel momento in cui ci si trova ad elaborarla, e quella, che è quasi avvertita come un bisogno etico, di dover comunque conservare il metodo psicoanalitico con il suo setting di lavoro. Si constata con evidenza che molti colleghi, forse delle nuove generazioni, o anche delle vecchie, guardano avanti o altrove, però non si può disconoscere che lo fanno anche con grande serietà, cosi che i lore tentativi sembrano avere più l'aria dell' interesse che è maturate, che non quello di un tentativo di difesa o di distrazione. Allora mi sono chiesto se, innanzi tutto, mi potevo considerare abbastanza sereno per accogliere e discutere queste direttrici, certamente diverse, che si potrebbero profilare per la psicoanalisi e che secondo me lentamente stanno modificando anche il metodo e non soltanto un punto di vista. Sono prospettive che, una volta, quando avevamo