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Questo mondo del presente è segnato dall'ambivalenza dell'impensato e dell'impensabile.
La psicoanalisi europea deve molto agli psicoanalisti argentini, la cui elaborazione, nel corso del tempo, ha messo in evidenza punti di contatto sorprendenti tra pensatori in apparenza molto diversi tra loro, come Bion e Lacan, mantenendo tuttavia un'aderenza creativa al pensiero originario del padre della psicoanalisi. Un particolare debito intrattiene con il pensiero psicoanalitico argentino la psicoanalisi italiana la quale, negli anni Ottanta-Novanta, fece suo e assimilò profondamente il pensiero dei Baranger. Abbiamo già segnalato come per altri paesi dell' America Latina, per esempio la Colombia, il realismo magico sia stato una forma di riappropriazione di quanto l'e-sproprio di chi vi arrivava come vero e proprio predatore tentò invano di distruggere. Gli psicoanalisti argentini hanno operato e operano con coraggio e passione, all'interno di un contesto, babelico e labirintico, messo in forma da Borges meravigliosamente. In proposito, sia gli economisti che gli studiosi di scienze umane convengono su un punto: l'inizio della strutturazione di tale contesto troverebbe una sua prima, forte demarcazione nella decadenza economica che va dagli anni trenta a oggi e non ha avuto paragoni nella storia contemporanea.
Da un versante di osservazione diverso, che chiama in causa non più l'economico, ma il soggetto, il nodo più evidente in cui l'enigma argentino continua a declinarsi sta nel particolare destino che, in questo paese, ha subito la mestizaje di culture. Come per la babelica costruzione letteraria di Borges infatti, dall'utilizzo di apporti provenienti da altrove, l'Argentina ha costruito la sua complessa e tormentata identità culturale. Le culture dell'immigrazione, quelle degli esuli di due guerre mondiali e delle guerre civili spagnola e russa, insieme all'apporto dei tanti ebrei delle diverse regioni dell'Europa che qui trovarono asilo, si sono infatti