You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Moderni»? È la parola e l'incipit del numero 13 di penser/rêver, che immette immediatamente nell'attualità dei temi affrontati. Temi che narrano dell'effrazione che l'odio compie, instancabile, nell'uomo e nelle comunità, quando la responsabilità al fine del «bene» è resa impossibile dai conflitti inconsci che sottendono anche le più sofisticate organizzazioni individuali e sociali.
Data la complessità e la ricchezza dei contributi dei diversi Autori ho pensato di fornire al lettore, attraverso la traduzione di alcuni brani, una trama su cui il lettore stesso potrà tessere l'ordito rappresentato dai contributi dei singoli Autori, di cui qui posso dare conto solo molto parzialmente.
«Sempre moderni, in realtà, sempre sul punto di prendere il sopravvento sul discernimento, di modificare le linee di frontiera, instabili, tra il movimento psichico individuale e l'atto collettivo. Sempre sul punto di dare uno statuto collettivo rappresentabile, anzi, presentabile, alle concezioni sessuali infantili regressive.
«Il pubblico, masse non organizzate, trova oggi come ieri la propria consistenza, la propria “psicologia”, nell'illusione. La modernità ci tiene a che l'illusione sia liberale e allo stesso tempo mediatica. “Liberale”: al contrario del tempo della