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«Ciò che era stato inteso viene ora compreso», è la definizione più chiara di quello che diventerà il concetto freudiano di Nachträglichkeit. «Le fantasie isteriche […] ritornano regolarmente alle cose che il bambino ha inteso nella prima infanzia e che solo nachträglich ha compreso» (Freud, 1985, 265, trad. modificata).
Questa idea è misteriosamente molto precoce in Freud, ed è testimoniata in tre lettere a Fliess fra il 6 aprile ed il 16 maggio 1897 (lettere 123, 126 con Minuta L, e 127), nelle quali la fantasia isterica viene al centro dell'osservazione e prepara l'abbandono (lettera 130), nel settembre dello stesso anno, della prima troppo semplice teoria della seduzione (Freud, 1985).
Fin dall'inizio Nachträglichkeit non indica una tecnica, l'applicazione di una teoria, ma una scoperta: quella che tali esperienze infantili si svolgono sempre in due tempi, dei quali il secondo è quel «ritorno» con la fantasia sulle prime impressioni ricevute.
Ben prima di una tecnica, dunque, Freud adotta un metodo, che è quello di affiancarsi con l'ascolto al lavoro che l'Io del paziente fa con le sue prime esperienze. Il suo progetto come analista diventerà appunto quello di cercare un alleato nell'Io del paziente che lavora in questo modo: l'Io del giovane ventiquattrenne «Uomo dei lupi», che sta facendo adesso l'analisi con lui, è lo stesso che, nachträglich, ha già fatto il sogno della scena primaria, con il quale da solo ritornava fin da bambino su cose che aveva «inteso» nella sua prima infanzia.
L'Io che lavora in questo modo, peraltro, è anche un risultato dell'analisi stessa, e si può sviluppare nella sua pienezza solo in uno stato piuttosto avanzato