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Il tempo, insieme allo spazio, costituisce una delle due fondamentali dimensioni della soggettività e dello sviluppo individuale. La questione del tempo, da Platone in poi, ha attraversato il pensiero filosofico occidentale e già Sant'Agostino nelle Confessioni definiva il tempo come un «enigma intricatissimo», di cui cogliere le aporie, ma anche l'indicibilità:
Che cos'è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve? Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente, per poi esprimerlo a parole? Eppure, quale parola più familiare e nota del tempo ritorna nelle nostre conversazioni?… Cosa è dunque il tempo? Se nessuno mi interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi mi interroga, non lo so.
Nel pensiero psicoanalitico, lungi dall'essere concepito come un a-priori dell'accadere dell'esperienza, rappresenta piuttosto una condizione della mente che si struttura nella relazione con l'altro. Il paradigma dell'oggetto è del resto quello di essere l'agente più potente nella strutturazione del tempo attraverso il ritmo presenza-assenza, in cui l'esperienza del soggetto si compenetra con quello dell'altro. Nella costruzione dell'asse temporale, da cui dipende la nostra capacità di pensare e di pensarci, sono in gioco sia lo stato di passività, di Hilflosigkeit, della condizione umana alla nascita e il suo prolungato stato di dipendenza, sia la bifasicità della sessualità umana. L'apparato psichico non solo nasce e si sviluppa in funzione del tempo, ma è anche abitato da una molteplicità di direzioni temporali in tensione tra loro all'interno del soggetto, la cui rappresentazione incontra l'indicibilità di cui parla Agostino.