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In un articolo del 1997, André Green propone di pensare in modo unitario isteria (forse si dovrebbe parlare di isterie, al plurale) e casi limite: «La nevrosi isterica semplice e i casi limite», dice, «formano un continuum in cui si riscontrano tutti i possibili passaggi intermedi» (346): «nell'isteria predominano i conflitti legati agli aspetti erotici della psiche, mentre nei casi limite è la distruttività ad essere in primo piano e tende a snaturare o a ricoprire la problematica erotica» (349). In questo mio lavoro cercherò di descrivere una delle declinazioni possibili di tale continuum, che sta, potremmo dire, un grado prima che abbia la meglio la distruttività e dove l'investimento oggettuale, esponendo il soggetto ad un pericolo sul piano narcisistico, vede il più rassicurante prevalere del secondo termine della coppia amore-odio. Rivisiterò per questo la nozione di identificazione isterica, distinguendo la teoria generale, implicita in questa nozione, dal meccanismo specifico.
Il punto di partenza delle mie riflessioni risale ad una série di vicende cliniche: nel corso di terapie in cui predominava la dimensione isterica (nella sintomatologia e nella relazione di transfert), hanno preso il sopravvento sulla scena l'analità (che ha riguardato prevalentemente modalità relazionali, ma che talvolta si è tradotta in una vera e propria sintomatologia ossessiva) e ciò che poi ho pensato come un legame di odio. Perché questo viraggio? Cosa significava?
Descriverò nel corso di questo scritto alcuni tratti caratteristici di tali situazioni che mi sembrano facilmente riconoscibili e non certo inconsuete, cercando di mettere in evidenza la dinamica dei processi implicati, mentre illustrerò alla