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Passione, amore e sessualità nella psicoanalisi d'oggi… Il titolo di questo convegno coniuga un paradosso temporale. Da un lato le più vecchie parole del mondo, parole senza tempo se non atemporali, dall'altro un« oggi» che presuppone che il nostro« presente» abbia qualche originalità da far valere in materia. E tra le parole di sempre e la parola del giorno: la psicoanalisi. In certo qual modo, questa posizione mediana non è priva di pertinenza. La psicoanalisi ha più di un secolo di esistenza: poco, se misurato con quelle parole« eterne» quali sono« passione, amore e sessualità», ma molto se paragonato alle altre modalitá di trattamento psichico. Nel momento in cui le forme nuove di psicoterapia spuntano e scompaiono alla velocità dei funghi, la permanenza della psicoanalisi le conferisce l'età del bronzo. Non passa giorno senza che uno dei suoi denigratori non affermi con speranza che è ormai superata.
A contatto col bambino, l'adolescente, lo psicotico, il paziente cosiddetto« operatorio», il malato somatico, i disturbi della dipendenza patologica… la psicoanalisi è andata incontro a molteplici articolazioni psicoterapeutiche, ed è tanto più sorprendente che il nucleo della sua esperienza originale sia rimasto intatto. Il dispositivo inventato da Freud che, tra divano e poltrona, riunisce più volte alla settimana un analista e un analizzando, è sempre il nostro. Il duo formate dalla regola delle libere associazioni, dal lato del paziente, e dall'ascolto in attenzione fluttuante, dal lato dello psicoanalista, puó essere certo messo in difficoltà da una certa congiuntura transferale, tuttavia nient'altro è riuscito a imporsi al suo