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Indagare «le vicissitudini dell'identita nell'epoca della globalizzazione» è un compito al quale gli psicoanalisti non possono sottrarsi, in quanto in questo momento storico è proprio il sentimento dell'identità ad essere continuamente messo alla prova e a rivelare la sua fragilità.
Russo, in questo suo ultimo volume, esplora i meandri della clinica e della teoria psicoanalitiche in cui questa nozione, che non fa esplicitamente parte della concettualizzazione freudiana, rivela la sua ineludibilità.
Partendo da una prospettiva storica che si aggancia alla filosofia per poi riversarsi nel pensiero psicoanalitico, Russo si domanda se la «natura umana» esista o «esista ancora» (9) ora che, con il transito dalla modernità alla post-modernità, lo strutturalismo e il post-strutturalismo hanno decretato la «morte dell'uomo». Se, filosoficamente, la nozione di «identità» può essere fatta risalire a Locke che la intendeva come espressione di un essere intelligente e pensante che considera sé stesso come «Io», è con Freud che inizia, da un lato, la critica alla metafisica della coscienza e, dall'altro, il riconoscimento che, a causa della condizione di Hilflosigkeit (disaiuto) dell'infans, nell'essere umano l'identità si forma attraverso l'eredità delle generazioni precedenti (20-21). Essa viene acquisita attraverso processi di identificazione, la cui concettualizzazione tuttavia pone immediatamente degli interrogativi. Infatti, l'identificazione secondaria o post-edipica, che è attinente ai processi di simbolizzazione, è stata sufficientemente chiarita in quanto