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Fra quanti hanno in questi decenni patrocinato la causa dell'avvicinamento della psicoanalisi alle neuro-scienze M. Solms è forse quello più noto, sia per i molti libri che ha scritto sull'argomento, sia per essere un infaticabile organizzatore di incontri, seminari e congressi. Circa dieci anni fa ha fondato sia una società che una rivista a cui ha dato il nome di Neuropsychoanalysis.1
La Rivista esce due volte l'anno. Ogni numero contiene: un articolo principale, per lo più lungo e denso (target article), che viene commentato da vari studiosi, con successiva replica dell'autore; uno o più articoli originali; una sezione di recensioni di libri (book review); una sezione sulla ricerca (research digest); e infine una sezione dedicata all'informazione su seminari e gruppi di studio (Bulletin of the International Neuropsychoanalysis Society). Gli articoli principali dei due numeri del 2009 riguardano la depressione e le libere associazioni.
Il primo articolo, Depression: An evolutionarily conserved mechanism to terminate separation distress? A review of aminergic, peptidergic, and neural network perspectives (7-51), consiste nella ricognizione di un'ingente quantità di studi e ricerche con cui viene argomentata la tesi che la depressione sia un meccanismo di adattamento conservatosi nel corso dell'evoluzione per porre termine all'angoscia di separazione.
Gli Autori sono D.F. Watt e J. Panksepp: il primo è un neuropsicologo clinico con particolari interessi sugli effetti comportamentali, cognitivi e emozionali dei disturbi cerebrali; il secondo, uno dei padri fondatori insieme a LeDoux e Damasio delle cosiddette neuroscienze affettive, ha individuato i sistemi cerebrali sottocorticali corrispondenti agli stati emozionali di base comuni a tutti i mammiferi.2
Nell' Introduzione gli Autori premettono che cosa si debba intendere per depressione: non una malattia definita causata da uno squilibrio chimico, ma una sindrome. Considerarla solo una malattia, un mero squilibrio chimi