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Obiettivo di questo lavoro è mettere in luce perché all'interno della nostra storia Ferenczi rappresenti il prototipo di che cosa sia un analista introiettivo per eccellenza. A tal fine, seguendo il taglio di lettura dei testi classici psicoanalitici da me proposto in Psicoanalisi come percorso (1999), esplorerò e discuterò alcune delle ragioni teoretiche e cliniche che lungo l'intero suo «percorso di vita e opere» l'hanno reso tale, cioè un analista introiettivo, sottolineando come sia proprio questa sua specifica caratteristica a renderlo tutt'oggi, per molti di noi, ispiratore e maestro, per certi versi, quasi contemporaneo. In particolare mi soffermerò, nella mia riflessione, sui suoi primi scritti e sugli ultimi, per mostrare il progressivo sviluppo di questa importante direttrice della sua concezione psicoanalitica e del suo stile, rimandando a un successivo lavoro l'ugualmente interessante articolazione delle sue idee sui fenomeni di imitazione, incorporazione e identificazione che conseguono al processo di introiezione.
Partirò senza indugio dai suoi esordi, segnatamente dal suo primo scritto del 1908 intitolato Il significato dell'eiaculazione precoce (Ferenczi, 1908a), che a ben vedere altro non è che un «biglietto da visita» attraverso cui Ferenczi, senza saperlo, annuncia la direzione elettivamente introiettiva che prenderà la sua futura ricerca, una ricerca volta sin dai suoi primi passi entro la psicoanalisi (e nel momento stesso in cui essa si veniva ancora fondando) a stigmatizzare quelli che secondo lui