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Il pilastro irrinunciabile per poter parlare di psicoanalisi è l'esistenza dell'Inconscio, non penso che al riguardo vi siano mediazioni possibili. Esso è concettualizzato in modo diverso nei tre principali modelli cui facciamo riferimento. Abbiamo l'Inconscio di Freud del 1915 correlato con la rimozione, e poi espanso nei lavori sulla scissione dell'Io e i meccanismi di difesa (1938). Abbiamo quello di Melanie Klein che, riferendosi al profondo layer del-l'Inconscio, si riferisce a una massa organizzata di fantasie inconsce presenti in ogni momento della vita.
Abbiamo l'Inconscio come descritto da Bion e da quanti hanno contribuito a sviluppare il suo pensiero (Grotstein, 2007; 2009; Ogden, 2005; 2008). Di quest'ultimo vorrei leggere una lunga citazione per la chiarezza con cui esprime dei punti che correrebbero il rischio di rimanere poco chiari.
«Bion spostò il fuoco dal contenuto simbolico dei pensieri al processo del pensare e dal significato simbolico dei sogni al processo del sognare (Bion, 1962, 24). Per Bion la “funzione alfa” (un finora sconosciuto e forse inconoscibile insieme di funzioni mentali) trasforma le grezze “impressioni sensoriali collegate all'esperienza emotiva” (17) in elementi alfa che possono essere collegati per formare sogni-pensieri carichi di affetti. Un sogno-pensiero presenta un problema emotivo col quale l'individuo si deve confrontare (Bion, 1962; Meltzer, 1983), fornendo così lo stimolo per lo sviluppo della capacità di sognare (che è sinonimo di pensiero inconscio). “I [sogni] — pensieri richiedono un apparato che