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«La psiche è estesa; di ciò non sa nulla», scrive Freud nel 1938 (1938, 566). Gli interrogativi che attraversano le ricerche che ho condotto a partire dalla pratica della cura individuale e da quella dei gruppi sono i seguenti:
la psiche è estesa al di là dello spazio in cui Freud ha fatto tale scoperta? Ossia: esistono uno o più spazi della realtà psichica?
Se, come io penso, esistono più spazi della realtà psichica, quali concezioni dell'inconscio, del suo lavoro e dei suoi effetti di soggettività si dovranno costruire?
In uno scambio epistolare con Marie Bonaparte, Freud scrive: «La psicoanalisi ci ha insegnato in effetti che la psiche è composta da istanze separate che siamo obbligati a rappresentare come esistenti nello spazio» (Bonaparte, 1940, 466). Inventando il dispositivo della cura psicoanalitica individuale, Freud ha messo in luce uno spazio della realtà psichica, quello del soggetto singolo. Secondo il modello della prima topica, questo spazio è strutturato dai conflitti nati dalla scissione tra «gruppi psichici» che costituiscono l'inconscio originario e che sono separati dalla coscienza. Secondo il modello della seconda topica, i conflitti si formano nel rapporto tra le istanze, e tra queste ultime e le esigenze della realtà esterna.