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Diomira Petrelli
Macchinine e motorini
Nei mesi scorsi abbiamo assistito all'ampio rilievo dato dai media alla pericolosità delle così dette «macchinette», ciclomotori o quadricicli leggeri, allestiti ed equipaggiati di tutto punto per apparire delle vere e proprie macchine in miniatura, copie più o meno perfette di automobili vere e proprie, ma, in quanto dotati di motori in grado di raggiungere veiocità ridotte, guidabili da ragazzi a partire dai quattordici anni, in possesso di un patentino.
L'interesse dei media, che, come spesso accade, ha fatto seguito ad una serie di rovinosi incidenti che hanno coinvolto i ragazzini alla guida ma anche quanti ne incrociavano — ignari — il passaggio, sembra già essersi spento. Il fenomeno tuttavia merita una qualche riflessione, sia sul significato psicologico dell'uso di questi oggetti, sia sul tipo di sviluppo che viene incoraggiato da alcuni modi della nostra vita sociale.
Molti hanno sottolineato quanto questi mezzi di trasporto debbano parte della loro crescente diffusione anche al desiderio dei genitori di preservare i loro giovanissimi figli dal rischio rappresentato dall'uso di mezzi di trasporto a due ruote, più precari e più esposti all' impatto rovinoso con la strada e con altri veicoli più potenti.
Colpisce tuttavia che non sia stato rilevato un pericoloso aspetto di falsità e di inganno che è, per così dire, intrinseco alla natura stessa di un oggetto che è, sin dall'origine, «truccato», in quanto si presenta e vuole apparire qualcosa che non è. Non mi riferisco, infatti, all'eventualità, pure abbastanza frequente, che il motore venga «truccato» per raggiungere velocità maggiori di quelle previste e consentite dalla legge, ma piuttosto al fatto che questo mezzo di trasporto, essendo una falsa macchina, tende a favorire l'assunzione di una falsa identità pseudo adulta.
Nelly Cappelli
Così è (se vi pare)
Non suona certo in sordina il libro di Patricia Gherovici: Please Select Your Gender. From the Invention of Hysteria to