You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Fin dalla fanciullezza l'Italia compare nel mondo interno di Freud come oggetto di conquista, attraverso l'identificazione con due condottieri che l'avevano invasa: il semita Annibale e il maresciallo francese Masséna (che Freud riteneva ebreo: Freud, 1899, 183-187).
Negli anni del liceo a queste identificazioni se ne andò sostituendo un'altra, ben più durevole e determinante, con Goethe, che tanto aveva viaggiato in Italia. La Naturphilosophie, di cui Goethe era stato un antesignano, poteva conciliare senza sforzo, nel suo idealismo, la sete di sapere propria della ricerca scientifica e il culto spirituale per la bellezza artistica (Jones, 1953, I, 73-74). Freud attribuì all'influsso di Goethe la propria decisione di diventare un medico, che per lui era sinonimo di «naturalista» (Gay, 1988, 22).
Il suo primo contatto reale con una regione di lingua e cultura italiana fu quello con Trieste, allora appartenente all'Impero Austro-Ungarico. Nel 1876 Freud aveva vent'anni, era studente del terzo anno di medicina e ottenne una borsa di studio per una ricerca di anatomia sulle anguille, da eseguirsi presso la Stazione Zoologica Sperimentale, da poco istituita a Trieste. Il soggiorno durò alcuni mesi e si svolse sotto il segno dell'applicazione nella ricerca e nella riflessione scientifica.
L'arte andò assumendo in Freud un posto crescente nel corso dei suoi primi due viaggi a Dresda e a Parigi . Le osservazioni sui quadri italiani e sulle antichità