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Rispetto al dialogo che la psicoanalisi ha intrattenuto fin dai suoi esordi con altri ambiti disciplinari (come la letteratura, le arti visive, la filosofia, l'antropologia, la linguistica, la sociologia, la storia ecc.), quello con le neuroscienze si è sviluppato in un contesto diverso. Al dialogo con le discipline che studiano la mente e il cervello, la psicoanalisi è arrivata in una condizione di crisi, frammentata in una molteplicità incontrollata di teorie e di modelli, senza prove empiriche a sostegno della sua pratica terapeutica e con uno statuto epistemologico incerto. Nell'area delle discipline neuroscientifiche si è invece assistito a uno straordinario incremento di conoscenze, che a sua volta ha generato un'ondata di interesse sia da parte delle più svariate aree disciplinari sia da parte del pubblico non specialista: non a caso si è parlato di neuro-mania (cfr. Legrenzi, Umiltà, 2009).
La partecipazione della psicoanalisi, anche se inizialmente solo in alcuni suoi settori marginali, al generale interesse per le nuove acquisizioni delle neuroscienze è stata alimentata in buona misura dalla convinzione, o dall'auspicio, che il dialogo interdisciplinare avrebbe favorito un'evoluzione positiva ai problemi che stavano alla base della sua crisi. Molti ritenevano che l'interscambio di conoscenze l'avrebbe spinta a uscire da un isolamento dal consesso scientifico a cui sembrava ormai destinata. Sembrava in altre parole vicina la possibilité di vedere realizzata quella saldatura fra il sapere sulla mente e il sapere sul cervello che