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Ritengo utile, per individuare i punti più significativi del testo di Thanopulos, tener presenti i riferimenti teorici da lui privilegiati: Winnicott e Matte Blanco in prima istanza; e, in riferimento alle psicosi, Piera Aulagnier. Tralascio di commentare le pagine di apertura, troppo toccanti e personali per affrontarne un'ulteriore «traduzione». Le affido alla sensibilità dei lettori, giacché chi scrive sa che il suo testo, una volta reso pubblico, non gli appartiene più, ma diventa di diritto e di fatto appunto pubblico.
Cercherò di enucleare i concetti centrali del libro, premettendo che, pur trattandosi di una composizione di più articoli, i temi di fondo ricorrono. Quello cui Thanopulos mi sembra dia particolare valore riguarda l'identificazione isterica come «perno della relazione analitica» e tessuto costitutivo che consente «di far entrare il diverso dentro di sé», condizione sine qua non per l'avvio del processo interpretativo.
È un tipo di relazione con l'altro (riconosciuto dunque come soggetto diverso da sé) che è al tempo stesso identificazione (l'altro come espressione di una parte di sé): mi chiedo allora se in questa seconda specificazione, in cui non è presente la differenza né quindi il riconoscimento dell'alterità, non si faccia strada, per via transferale, qualcosa di riconducibile all' oscuro concetto di identificazione primaria. Se così fosse, si riproporrebbero le perplessità, ritrovabili già in Freud quando in Psicologia della masse e analisi dell'Io (1921) parla dell'identificazione