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I1 primo numero del Journal è interamente dedicato al lavoro degli psicoterapeuti infantili di formazione psicoanalitica nella scuola, lavoro che rap-presenta, come dice l'editoriale, una tradizione «pionieristica, di lungo corso e creativa». Puntuali in tal senso i due contributi storici in apertura, che raccontano le sperimentazioni intraprese negli anni Venti-Trenta da due psicoanaliste infantili, entrambe con esperienze di insegnamento: Susan Isaacs a Cambridge negli anni dal 1924 al 1929 (P. Graham, Susan Isaacs and the Malting House School) e Anna Freud a Vienna (N. Midgley, The «Matchbox School» [1927-32]: Anna Freud and the idea of a «psychoanalytically informed education»). Furono sperimentazioni che fecero incontrare il movimento progressista per un insegnamento libero individualizzato (J. Dewey, W. Kilpatrick, M. Montessori) con il messaggio freudiano per una educazione non repressiva che desse spazio all'espressione delle emozioni, anche nella loro crudezza e violenza. E diventarono, convengono gli Autori, negli entusiasmi iniziali e nei dubbi successivi, nelle differenti modulazioni del metodo, soprattutto rispetto al tema della libertà, veri e propri laboratori per la pratica della psicoanalisi infantile, per gli interessi teo-rici delle fondatrici e per le loro successive scelte di assumere ruoli di responsabilité rispetto alla formazione degli insegnanti nelle scuole pubbliche tradizionali
Negli ultimi anni in Inghilterra gli psi-coanalisti infantili han dovuto confrontarsi con una nuova politica dei Servizi di salute mentale che li vuole presenti nei luoghi dove le persone vivono e lavorano. Come nella scuola, sempre più riconosciuta luogo «accessibile» che ispira fiducia, anche perché priva dello stigma tradizionale e indesiderato delle «Cliniche». Così afferma G. Music (43-61), mentre è cambiato anche per noi psicoanalisti il dove e il come lavoriamo, diventa centrale, per la nostra identità di operatori nel servizio pubblico, il lavoro psicoanalit