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La rimemorazione dell'infanzia rimossa, attraverso la ripetizione nel transfert delle relazioni con gli oggetti interni, costituisce una delle finalità principali dell'analisi. Tuttavia la concettualizzazione freudiana della rimozione e del suo rapporto con il complesso di Edipo non può ormai essere considerata sufficiente nel guidarci nell'analisi dei casi-limite, che ci mette a confronto con aree psichiche inconsce prive di rappresentazioni rimosse. Come felicemente sottolinea Lucio Russo (2000, 59), con il termine «affettività originaria» ci addentriamo in un livello dell'analisi «nel quale non si trova un'esperienza storica da ricordare e da raccontare».
Riferendosi alla nota formulazione di Freud contenuta ne L'Io e l'Es (1922), relativa al concetto di identificazione primaria (ossia «l'identificazione con il padre della propria personale preistoria»), Russo (2000) sottolinea l'ipotesi freudiana di un legame emotivo originario «che paradossalmente suppone un livello psichico di indistinzione, dove ancora non si è costituito né l'Io né l'oggetto», al di fuori della possibilità di rappresentazione (73). A differenza dei livelli di transfert che riproducono scambi di affetti tra persone distinte e separate, «a un altro livello il transfert appare come espressione di legami affettivi arcaici e pre-individuali». È appunto in quest'area che prevarrebbe la relazione affettiva originaria, senza soggetti costituiti, legata all'inconscio non rimosso (78).
Nel confrontarci con pazienti particolarmente difficili, ci è quindi necessario essere disponibili ad un tipo di comunicazione affettiva priva del conforto rassicurante di una conferma espressa con una rappresentazione. È il problema della riattivazione della memoria senza ricordi, dei livelli psichici pre-simbolici, o, per ricorrere ad una formula forse ormai consumata, del «conosciuto non pensato»