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Mélanie Gribinski, fotografa nata a Parigi nel 1969, è specializzata in ritrattistica. Fotografa intellettuali, artisti, difensori dei diritti civici, poeti, persone in ricerca… Nel 1994 realizza un progetto di cinquanta ritratti di psicoanalisti, trai quali ritroviamo i più grandi nomi della psicoanalisi francese. Una prima esposizione è stata presentata alla Biblioteca Sigmund Freud a Parigi nel 2005.
In tutti i ritratti i soggetti sono fortemente contestualizzati al centro di un ambiente e tutte le contestualizzazioni sono profondamente diverse per ciascun soggetto ritratto. Per esempio Didier Anzieu è fotografato circondato davanti e dietro dai suoi libri, Claude Janin è seduto sulle scale, Michel de M'Uzan è impegnato in un gioco di sguardi con un disegno che lo ritrae, Daniel Wildlöcher è in un salotto stile impero, Henri Normand è seduto sul parapetto di una finestra con le gambe penzoloni nel vuoto, mentre André Green è accanto ad una scultura dove due teste si fondono l'una nell'altra.
Mai le contestualizzazioni dei ritratti hanno un riferimento chiaramente riconducibile alla stanza d'analisi. Trovo che questa esclusione ci aiuti a sottolineare come, nella mente della fotografa, la connotazione dello psicoanalista come persona sia più ampia e rilevante di quella professionale.
Questi ritratti non sono mai glorificanti, né costringono l'immagine degli analisti in uno stereotipo. Ogni ritratto permette di fare molte associazioni ed è carico di senso. Tuttavia la garanzia dell'individualità non esclude la possibilità di guardare a tutte queste immagini nel loro insieme, ricavandone anche la straordinaria impressione di un album di famiglia.
(Le foto si possono vedere nel website: ).