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Richiamandoci all'Hegel della Fenomenologia dello Spirito o delle Lezioni sulla filosofia della storia, molto opportunamente citato da Levy, potremmo dire che il «punto di vista del cameriere» offre una visuale particolare, che permette di vedere cose che altrimenti non si vedrebbero, ma rimane il «punto di vista del cameriere». Non solo, ma osservando la storia, o la psicoanalisi, dal buco della serratura, come da qualsivoglia altra prospettiva, a determinare ciò che si vede non è solo l'angolo visuale prescelto, ma anche l'occhio e la mente di chi guarda.
Come di regola nel caso dell'attacco ai «grandi», irrimediabilmente sconsolanti, falsamente demistificanti, tendenziose e intrinsecamente inaffidabili sono le «verità» recentemente scagliate da Onfray contro la psicoanalisi. Almeno a giudicare dalle anticipazioni comparse sulla stampa, fra le quali spicca peraltro in maniera eloquente la sintesi da lui stesso offerta degli argomenti (e degli «argomenti») che supportano il suo ponderoso dossier antifreudiano. In attesa della prossima pubblicazione italiana del libro, è dunque ad essa che conviene attenersi. L'impressione è che si tratti, appunto, prevalentemente del «punto di vista del cameriere»: «Roba minima», direbbe un noto cantante milanese. Dove l'aggettivo «minimo» va riferito a chi guarda, non a chi viene guardato. Buon ultimo, Onfray si accoda ai detrattori della psicoanalisi, assemblando disordinatamente argomenti “nobili” (con le virgolette) e ignobili (senza le virgolette), con netta e malcelata preferenza verso questi ultimi. E così l'invettiva e il pettegolezzo, che ovviamente è sempre «vero», inoppugnabile e garantito, prendono il sopravvento sull'argomentazione. È il buco della serratura eretto a sistema di valutazione teorica. Come dire che, poiché Newton s'interessava di ermetismo e di alchimia, e magari tradiva anche la moglie o praticava l'onanismo, allora la teoria della gravitazione universale è una colossale impostura.