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Hendrika C. Freud è una psicoanalista olandese che può vantare quasi cinquant'anni di pratica analitica. Nel libro, giunto alla seconda edizione, Electra vs. Oedipus. The Drama of the Mother-Daughter Relationship (Londra, New York, Routledge, 2011), ella indaga la complessa e spesso travagliata relazione madre-figlia. Il libro è la prosecuzione ideale di un altro testo: Freud, Proust, Perversion and Love in cui venivano esplorati i rapporti fra i figli (maschi) e le loro madri.
La riflessione dell'Autrice prende corpo e si fonda sulla prassi analitica quotidiana; da questa angolazione è discussa e in parte confutata la concettualizzazione freudiana del complesso di Edipo nella sua declinazione al femminile. Secondo l'Autrice, la lettura «tradizionale» delle vicissitudini edipiche, che vede il bambino innamorato della madre, è meccanicamente, quanto indebitamente, trasposta sulle donne, configurando, in tal modo, la bambina come «naturalmente» sospinta verso il padre. Il transito dal primo oggetto d'amore (la madre), al padre, comporta invece per le bambine passaggi complessi e delicati, poco esplorati o addirittura fraintesi da Freud, che, ponendo al centro del complesso edipico femminile la figura paterna, «si destinò» a considerare la donna come «il continente nero».
Secondo l'Autrice, proprio le analisi di Dora e di Anna Freud (che, apparentemente sembrano corroborare il modello edipico freudiano) rivelano che il vero nucleo patogeno è il legame non elaborato, dominato dall'ambivalenza e dall'odio, con la madre. È il fallimento del rapporto con la madre a far sì che la figlia si rivolga al padre, e non la spinta «naturale» verso di lui. La situazione irrisolta con l'universo materno non dà accesso al femminile adulto, non permette alla figlia di sentirsi oggetto di desiderio sessuale.