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L'Io: un essere di frontiera.1 La pulsione, in quanto rappresentanza nello psichico di stimoli che originano nel corpo, espressione del passaggio dall'una all'altra di queste due dimensioni, assume un ruolo fondamentale anche nella originaria distinzione fra interno ed esterno dell'apparato psichico. La pulsione infatti è uno stimolo per la sfera psichica, ma, a differenza degli stimoli del mondo esterno, non è eliminabile da un'azione volontaria. Freud fa l'esempio di un essere primitivo sprovveduto e disorientato che subisca l'azione di stimoli nella sua sostanza nervosa: «Un tale essere perverrà ben presto nelle condizioni di effettuare una prima distinzione e di ottenere un primo orientamento. Egli avvertirà da un lato stimoli dai quali si potrà ritrarre mediante un'azione muscolare (fuga), ed attribuirà questi stimoli ad un mondo esterno; ma dall'altro avvertirà pure stimoli nei confronti dei quali una tale azione non serve a nulla, e che, a dispetto di essa, serbano permanentemente il loro carattere assillante, questi stimoli costituiscono l'indice di un mondo interiore, la prova dell'esistenza di bisogni pulsionali […]. Ha in tal modo trovato, nella efficacia della propria attività muscolare, un criterio per distinguere un “fuori” da un “dentro”» (Freud, 1915, 15). Nella medesima forma, che contrappone e differenzia interno ed esterno, Freud propone l'Io Realtà primordiale, facendo presente come nello stato di narcisismo, in cui la soddisfazione è autoerotica, l'Io-soggetto coincida col piacevole e il mondo esterno con l'indifferente. In seguito, sotto il dominio del principio di piacere, l'Io «assume in sé gli oggetti offertigli, in quanto costituiscono fonti di piacere, li introietta (secondo l'espressione