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Il mito, si sa, non è un testo unitario: esso è un insieme di micronarrazioni che disegna, attraverso un complesso intreccio narrativo, per mezzo di richiami e opposizioni, ricorrenze tematiche e variazioni, «l'architettura dello spirito» degli uomini che quel mito hanno narrato, ascoltato, dipinto, recitato.1 Il racconto mitico, infatti, organizza in un sistema strutturato delle unità narrative discrete, portatrici di significato ma al tempo stesso caratterizzate da grande duttilità: esse infatti non solo ricorrono in contesti narrativi differenti, ma sono comuni a tutti i livelli della comunicazione sociale che richiedano un alto grado di rappresentazione simbolica, dalle pratiche rituali connesse alla sfera religiosa a quelle che fondano le istituzioni civili. Esse costituiscono dei punti sensibili all'interno di una lettura intertestuale della cultura, in quanto consentono di esplorare la rete di rappresentazioni mediante la quale quella cultura spiega a sé stessa le radici dell'esistente e dell'esistenza.
Ciò è vero soprattutto per le figure del mito che hanno goduto di grande successo nel tempo, nello spazio e attraverso vari livelli di comunicazione artistica e letteraria: è il caso delle Sirene, le famose tentatrici che irretiscono con il canto irresistibile, alle quali la cultura classica ha conferito una complessità di significato difficilmente sospettabile se si guarda alle loro eredi contemporanee, sia nel-la