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Negli ultimi decenni, dopo le famiglie, anche le maternità e le paternità sono in piena rivoluzione. Oltre alle nuove configurazioni familiari (nuove a tal punto che, per definirle, ricorriamo a neologismi: omogenitorialità e monogenitorialità, famiglie allargate), le tecniche mediche di procreazione (inseminazione artificiale, fecondazione in vitro, ricorso a donatori) stanno proponendo realtà «inedite».
Oggi, un bambino potrebbe avere cinque genitori: una madre biologica, una «portatrice» o «surrogatoria» e una che lo alleva; il padre biologico potrebbe non essere lo stesso che alleva il bambino.
Fecondazione in vitro e ricorso alle madri «portatrici» rendono possibile la maternità anche dopo la menopausa. Gravidanze difficili, prima impossibili, possono ora, grazie ai progressi della medicina, essere portate a termine. La diagnosi preimplantatoria può permettere non solo la scelta del sesso, ma anche di altre caratteristiche del nascituro.
Con la contraccezione, e in particolare con la pillola anticoncezionale, era già stato possibile sganciare la sessualità dalla procreazione; ora, l'aumento della sterilità ha condotto verso la possibilità di procreare senza l'atto sessuale, dunque compiendo in questa direzione l'altro passo, quello reciproco: lo sganciamento della procreazione dalla sessualità.
Si assiste oggi, nel mondo occidentale, ad una domanda di maternità (e paternità) «irresistibile», caratterizzata da un'insistenza estrema, in cui l'adulto sposta l'attenzione dal dovere di assicurare alla prole una possibilità di sviluppo e protezione a lungo termine, al proprio desiderio e al bisogno di soddisfarlo per costruirsi un'identità. Si incontra talvolta un'idealizzazione del materno, una retorica, che