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Gli psicoanalisti, a partire da Freud, hanno acquisito dimestichezza con la sessualità infantile, con l'Edipo e col fantasma del ritorno nel ventre materno. Ma c'è un problema: come Freud stesso, molti sono più a proprio agio con il padre, il linguaggio, e i fantasmi incestuosi, che con la realtà della maternità e della prima infanzia. Preferiscono lavorare sull'aprèscoup che sull'attualità della situazione, se così si può dire. Allo stesso modo, per lo più, ad eccezione di coloro che si dedicano all'osservazione madre-bambino o seguono bambini autistici, il linguaggio, il disegno, o al massimo il gioco organizzato, sono preferibili ad una interazione reale ed attiva da parte dello psicoanalista.
Ora, un ascolto unito a una partecipazione attiva può avere un ruolo essenziale, in questo momento peculiare della vita, per dipanare le patologie psicosomatiche all'origine di sterilità, di aborti o di parti difficili e di rischi di scompenso al momento dell'allattamento. In un momento in cui la sensibilità psicologica è estrema, tutto può scivolare in un disordine durevole o limitarsi a una crisi passeggera ed essere superato grazie a un intervento, spesso relativamente limitato nel tempo, da parte dello psicoanalista.
Per riuscirvi, sono necessari una cornice adatta e un ascolto psicosomatico, allo scopo di sostenere al meglio il funzionamento psichico, badando all'aspetto traumatico dell'eccitamento generato dalla gravidanza, e favorire una buona gestione dell'esperienza corporea. Un lavoro attento sulle modificazioni del setting [cadre, «cornice»], sulla natura delle rappresentazioni e delle tracce mnestiche