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Quali spazi mentali si formano, quali significati dare a quel delicato e misterioso intreccio tra la biologia e l'inconscio nei progetti di maternità, nella costruzione di una maternità reale e di una maternità inte-riore? Questa domanda ha fatto parte di molte riflessioni, ipotesi, studi, ricerche iniziate da tempo nel mio lavoro insieme ad un gruppo di psicotera-peuti e psicoanalisti (Ferrara Mori, 2008) con lo scopo di esplorare gli ampi sce-nari del «fare o non fare un bambino» e gli albori delle relazioni madre-bambino utilizzando spazi di osservazione ed ascolto che hanno permesso di stare in con-tatto con l'esperienza gestazionale e poterla pensare e narrare.
I contesti scelti sono stati:
i colloqui preliminari all' Infant Observation, momento d'incontro fra l'os-servatore e la donna incinta nell'ultima fase della gravidanza nel suo ambiente di vita (secondo la metodologia di E. Bick);
i corsi di preparazione alla nascita, spazi facilitanti dialoghi sulle esperienze soggettive delle gestanti, favorite dall'essere insieme in un clima di parte-cipazione con la presenza congiunta dell'ostetrica e della psicologa;
le stanze di lavoro degli psicoanalisti quando una paziente progetta un bambino e attraversa nella cura tutta la gravidanza e le fasi successive;
la pre-infant observation seguendo le future mamme fin dall'inizio della gravidanza (una estensione della metodologia di E. Bick);
le stanze dell'ecografista dove lo psicologo è presente accanto al ginecologo;
le stanze di consultazioni per gestanti sia su richiesta sia su invio da parte di medici o specialisti