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Il libro di Franco Conrotto è il risultato di una lunga e appassionata ricerca intorno al tema di una «teoria generale della conoscenza desumibile dalla teorizzazione psicoanalitica». L'Autore si interroga sulle implicazioni gnoseologiche della psicoanalisi, in particolare sui processi psichici che sono all'opera nella formazione della conoscenza e del giudizio.
Cambiando la prospettiva ben nota dell'epistemologia psicoanalitica, secondo la quale la psicoanalisi è chiamata a dare conto della propria concezione di scienza, Conrotto intende proporre con forza l'ipotesi che la psicoanalisi, oltre ad essere una teoria dell'inconscio, che ha prodotto concetti e modelli verificabili nell' esperienza clinica, sia anche una nuova forma di gnoseologia. Dare valore al contributo che la teoria psicoanalitica offre alla comprensione della conoscenza è il segno della rivoluzione che la psicoanalisi ha operato nel campo del sapere e della cura. Conrotto, che ha scritto alcuni anni fa un bel libro su questo tema, nel quale mostra l'imprescindibile relazione tra conoscenza e cura (Conrotto, 2000), critica la gnoseologia coscienzialista, che nega la forza delle pulsioni e degli affetti nella formazione della conoscenza.
L'obiettivo principale del libro, tuttavia, non è, come potrebbe apparire, la gnoseologia, che gli stessi filosofi, occupati ad analizzare «i procedimenti di indagine e gli strumenti linguistici della pratica scientifica» o a ricercare sulla storia della conoscenza, ritengono oggi inattuale e superata. L'obiettivo è quello