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Da sempre gli eventi che determinano la formazione dello psichico, nell'esperienza dell'infanzia, quando si è appena nati, sono legati fondamentalmente alla presenza o all'assenza dell'oggetto primario e a tutti i suoi correlati. Il nutrimento, il contatto, l'amore, l'odio, l'attenzione e la distrazione, il riconoscimento dei bisogni o l'indifferenza, il non accorgersi del piacere e del dolore e quindi il non riuscire a corrispondervi, o addirittura la negazione di qualsiasi cosa. Dalla particolare composizione di queste primissime esperienze dipende poi la modalità di apprendere il mondo, come muoversi ed agire in esso, in definitiva il funzionamento stesso della mente.
Quando un paziente arriva in analisi con questo misterioso mosaico delle prime esperienze, di affetti ed idee, ci troviamo di fronte ad un insieme che procura sofferenza perché è innanzi tutto al paziente che resta incomprensibile. Allora noi ci sentiamo subito impegnati a fare ipotesi di ricostruzione del passato, confrontandolo di volta in volta con i ricordi del paziente che affiorano e sperando che gradualmente possano svelare, almeno in parte, quel mistero.
Ma ci sono anche pazienti che non ricordano o «non possono ricordare»; allora per noi diventa difficile ricostruire, oppure anche se ci proviamo non sappiamo mai veramente se si tratta di una ricostruzione oppure di una costruzione verosimile, inventata lì da noi in collaborazione col paziente, tanto da poter sembrare anche vera, o comunque accettabile da entrambi.